La fine di Naruto – Spoiler free 

Con il capitolo 700, “Naruto Uzumaki,” contenuto poi nel volume 72, il novembre scorso sulle pagine di Weekly Shonen Jump si è concluso il manga Naruto, che narra delle avventure del giovane protagonista eponimo per diventare il ninja più importante del villaggio. Si può considerare una notizia epocale nel settore, dato che con più di 200 milioni di copie totali vendute in tutto il mondo Naruto è uno degli shonen manga (manga dedicati generalmente a un pubblico maschile che va dalle medie al liceo) più famosi di sempre, e certamente una delle colonne portanti della rivista Shonen Jump da fine anni 90, dopo la fine di pilastri come Dragonball e Kenshin samurai vagabondo. Ovviamente, come sempre più spesso accade al giorno d’oggi, la fine della storia principale non significa che la baracca abbia chiuso i battenti. Già annunciata in occasione del capitolo finale, il 27 aprile è iniziata infatti la serializzazione di un numero di miniserie spinoff dedicate a vari personaggi della serie, quali Boruto (la “u” è muta), figlio del protagonsita Naruto. Ma questa è un’altra storia. La storia che mi interessa è quella principale: come è iniziata, come si è svolta e come è finita. E quello che mi è rimasto dalle sue macerie.

Boruto, ti avevo di dipingerla bianca quella parete!

Ho seguito Naruto fin dai primi primi tempi, da quando ne è cominciata la pubblicazione in Italia nel 2003. All’inizio la pubblicità della Planet manga non mi aveva colpito più di tanto, e in fumetteria lo bypassai. Un amico però me ne parlò bene, facendomi venire voglia di leggerlo. Mi rimisi in pari al sesto volume (allora la Planet pubblicava un volume al mese), e da allora mi sono sempre tenuto in pari, passando al giapponese dal numero 23 in poi. Sarà stato perché all’epoca ero più ingenuo, mangamente parlando, o forse perché del buono c’era davvero, fatto sta che il primo numero di Naruto mi divertì un mondo. Il personaggio era divertente, disegnato bene (almeno così mi pareva) e la storia accattivante. Non mi aspettavo affatto che il piccolo ninja fallito albergasse dentro di sé la mitica bestia della volpe a nove code. E i numeri seguenti erano ancora meglio. Fra le avventure dei tanti ninja del Villaggio della foglia, le mosse spettacolari di Naruto e del rivale Sasuke Uchiha, la mini saga commovente di Zabuza Momochi e Haku, in breve ero diventato un fan sfegatato. Poi arrivò la prima grande saga, l’esame di chūnin (ninja di medio livello). Insomma, Naruto era un ottimo battle manga, che offriva scontri appassionanti in un mondo popolato da tanti personaggi ben caratterizzati. Era un manga corale e divertente. Era, appunto…

Per convenzione personale, considero il numero 19 la fine del Naruto ganzo. Forse non la fine, ma il periodo in cui varie cose iniziano ad andare storto. In questo volume si conclude infatti l’assalto al Villaggio del primo vero cattivone: Orochimaru. Solo che lo scontro finale non si risolve con la morte di Orochimaru. E questo non sarebbe neanche necessariamente un male, se non fosse che il cattivo non solo scappa, ma continua a ordire il suo terribile piano. Questo è il primo vero peccato di Naruto: non avere dato una chiara conclusione alla vicenda. Il problema Orochimaru non viene archiviato dall’autore Kishimoto, e la sua minaccia viene quindi resettata, nella forma del piano per catturare Sasuke e addestrarlo come suo erede. Ha inizio così la parte sul tentativo di Naruto e soci di impedire il rapimento di Sasuke, con scontri con scagnozzi perlopiù privi di mordente, e che finirà al numero 27 con lo scontro fra i due rivali.

Quel cesso sofferente di Kimimaro

Con il ventisettesimo volume finisce la prima parte della serie. La seconda, e ultima parte del manga vede Naruto ritornare al Villaggio dopo essersi preso i canonici due anni sabbatici per addestrarsi e diventare più forte (vi ricorda qualcuno?). Inizia così la seconda grande saga. Grande è un eufemismo, visto che questa vicenda durerà ben 44 numeri, fino alla fine! Diciamo che Kishimoto si è perso per la strada… Ed è appunto proprio questo che succede a Naruto, con mio sommo rammarico. Il problema non è che il manga diventa brutto (al limite in minime parti), ma è che si annacqua talmente tanto da perdere tutta la sua forsa incisiva. Probabilmente più per l’esigenza di mungere il più possibile la mucca milionaria, che per vera mancanza d’idee, Naruto semplicemente va avanti tirato per i capelli. In realtà delle idee buone ci sono, e molti colpi ninja sono divertenti e visionari. Purtroppo però, troppi sono i personaggi e i combattimenti che non hanno una vera giustificazione nella storia. Che durano troppo e finiscono per essere una corsa allo sfinimento, piuttosto che battaglie mozzafiato decise da colpi fantastici. Così i numeri si susseguono con nemici riempitivi, sullo sfondo, sbiadito, di una trama generale intravista che poi, ci promettono, dovrà ricollegare tutti i fili. E in tutto questo il manga perde anche la sua coralità. In un caso di “sindrome di Dragonball” acuta, qui dopo poco il protagonista (e pochissimi altri) rimane l’unico in grado di fronteggiare nemici sempre più forti, mentre tutti i compagni divertenti dei primi numeri adesso sono relegati a modesti ruoli di secondo piano. L’apice in negativo di questo scenario è rappresentato per me dallo scontro con Hidan e Kakuzu, membri dell’organizzazione malvagia Alba.

Eppure nei videogiochi erano divertenti!

In tutta questa confusione, Naruto inevitabilmente deve avviarsi verso la sua conclusione. L’ultima arco narrativo inizia al numero 55 e piano, piano, piano, piano trova la sua fine al numero 72. Alla faccia del capitolo conclusivo! In ogni caso, nella parte “finale”, Naruto certo migliora rispetto a quanto visto prima. Lavora infatti sulla sua stessa mitologia e crea un antefatto interessante al piano dei cattivi per la conquista del mondo: ciò significa che in fondo un mondo divertente alla base c’è. Però il ritmo rimane il grosso problema. E’ ancora tutto troppo lungo ed estenuante. Le pagine scorrono prima di arrivare a esiti o colpi di scena che avrebbero sortito effetti migliori se fossero stati rivelati un volume prima. Kishimoto allunga il brodo a più non posso, riportando in scena moltissimi personaggi di cui francamente non si sentiva il bisogno. E la conseguenza è, come ci si poteva aspettare, che tutti questi annacquamenti scadono nel noioso a tratti, e fanno perdere forza e lucidità a quanto di buono c’è nell’ossatura.

La prima apparizione in TV di Masashi Kishimoto

Ed è con questo ritmo appunto che il manga raggiunge il fatidico volume 72. Finisce l’ultima battaglia, durata molti numeri, che a tratti riesce comunque a piacere. Il cerchio del Villaggio si conclude: il viaggio di Naruto Uzumaki e di Sasuke giunge al termine, in un finale così prevedibile fin dal primo numero da risultare quasi imbarazzante. Lo sapevo da anni, eppure fino all’ultimo una minima parte di me ha sperato nel colpo di scena finale, che non arriva. Finisce così un manga che rimane comunque storico, ma purtroppo più per le vendite e la presenza mediatica, che per le emozioni durature che ci ha regalato. Ecco, le emozioni. Quella più forte è il dispiacere, per un manga che era partito bene, ma poi vittima di se stesso e della sua collocazione commerciale si è perso per la strada e ha sommerso quanto aveva di buono in un mare di insipidità a lungaggini. E’ il rammarico per personaggi e idee divertenti, che a volte tirano ancora, ma che troppo sono indebolite da molta mediocrità. E’ il rammarico per una manga che sarebbe potuto essere, e invece…

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Pubblicato il 23/06/2015, in Fumetti con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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