Sanctuary

Nella vita di un uomo del Giappone capita di incontrare molta roba bella, e moltissima roba brutta. Tuttavia, capita qualche volta anche di imbattersi in opere che appartengono sì alla prima categoria di base, ma che sono così ben fatte che riescono a regalare emozioni talmente forti da trascendere il momento storico preciso in cui sono state create e ad assurgere all’Olimpo dei capolavori senza tempo. Ecco, Sanctuary è una di queste bestie rare. Questo natale, grazie al consiglio di un amico, ho avuto la fortuna di leggerlo.

Dunque, entriamo nei dettagli. Come si evince dal titolo, Sanctuary è la storia della battaglia dei cinque Saint di bronzo di Atena contro i 12 Gold Saint che fanno la guardia all’omonimo santuario. E’ un torneo micidiale, è uno scontro fratricida… Ehm, no. Mi sa che ho sbagliato santuario. Ripartiamo. Serializzato in Giappone sul quindicinale Big Comic Superior dal 1990 al 1995, e pubblicato in Italia prima dalla Granata Press nel ’92, poi interrotto, e poi dalla Star Comics nel 2000, Sanctuary è un manga scritto da Shō Fumimura (altro pseudonimo di Bronson, a sua volta pseudonimo di Yoshiyuki Okamura) e disegnato da Ryōichi Ikegami. In poche parole, e senza fare spoiler non necessari (anche se su un manga del ’90 il reato dovrebbe essere ormai in prescrizione), è la storia di due giovani amici che hanno fatto un patto (è questo il nome del trio compatto, o o o occhi di gattooooo): riformare il Giappone dall’interno. Disposti a ogni sacrificio per attuare questo piano, Akira Hōjō diventerà un capo yakuza, mentre l’altro, Chiaki Asami, entrerà in politica. Lavorando insieme di nascosto, uno da dietro le quinte e l’altro alla luce del sole, i due vogliono cambiare un paese che secondo loro è in decadenza, troppo adagiato sul suo benessere e sempre più lontano dal suo vero spirito originale. Solo quando avranno raggiunto il loro obiettivo si fermeranno. Solo quando avranno raggiunto il loro santuario.

Com’è bello Isaoka: sembra Jabba the Hutt

A prima vista sembrerebbe che sia andata male a Hōjō, costretto a rimanere nell’oscurità e a operare nell’illegalità; tuttavia, si scopre ben presto che anche il mondo del politico Asami è fatto di truffe e scandali, alleanze ed equilibri delicatissimi, tutti studiati a tavolino per avere i voti necessari a portare avanti il proprio progetto riformistico. Paradossalmente, a volte si ha l’impressione che sia Hōjō quello che si può muovere liberamente tra i due, che si trovano così a combattere da due posizioni diverse un sistema giapponese vecchio, e in mano a vecchi che nel corso degli anni hanno perso di vista gli ideali che li avevano mossi all’inizio del dopoguerra e si sono inaciditi sui loro scranni, pronti a tutto per mantenere il potere. All’apice di questo sistema si trova Isaoka, l’abilissimo puparo segretario del partito liberale. Un personaggio che più scorrono le pagine, più sembra diminuire in altezza.

Una trama dal ritmo serratissimo, dove gli sconvolgimenti sia nel mondo politico sia in quello della malavita si susseguono con molti colpi di scena orchestrati da un ottimo scrittore, trova la degna rappresentazione grafica nel disegno di Ikegami. Con il suo tratto adulto, il disegnatore riesce a rendere credibili tutti i personaggi e a caratterizzarli in base alla loro personalità con effetti marcati quasi caricaturali (ad esempio Isaoka o il deputato Yoshikawa), ma mai ridicoli. Ho letto per l’internet che per quanto adatto all’opera, il tratto di Ikegami sia uguale a se stesso e statico nelle pose esagerate, quasi si trattasse di un dramma kabuki. Per quanto Ikegami faccia spesso ricorso alle espressioni sincere dei personaggi per trasmettere il loro stato d’animo, non l’ho trovato ripetitivo né statico.

In ogni caso, il vero protagonista di Sanctuary è il Giappone. Sullo sfondo di ogni intrigo e ogni azione dei personaggi principali – ma non solo – vi è sempre l’occhio vigile dell’autore su questo paese. Fumimura ne coglie le contraddizioni e le aspirazioni, e mostra una società che avrebbe grandi ideali di lavoro, onore e dedizione che sono però schiacciati da corruzione, avidità, ricchezza e potere accumulati nelle mani di pochi. Ma non sono solo i potenti, illegali o legali, a essere i colpevoli. Dall’altra parte della barricata c’è un popolo che ha smesso di lottare, che ha sacrificato l’anima del proprio paese sull’altare del benessere economico, e che preferisce stare con la testa bassa senza guardare più in là della propria dimensione giornaliera, piuttosto che andare a votare. Di questo parla Sanctuary più di ogni altra cosa. L’intricata storia dei protagonisti si dipana in mille sfaccettature per arrivare a cambiare il paese e liberarlo dalla sua apatia. Si tratta di un progetto ambizioso che deve coinvolgere tutta la popolazione. Ed è grazie a questa dedizione dei protagonisti e dello sceneggiatore di mettere a nudo i problemi da un lato, e di tentare di risolverli dall’altro, che Sanctuary diventa una dichiarazione di amore al Giappone. Un amore per quello che è stato, e per quello che potrebbe tornare a essere perché lo ha nell’anima. In fondo, come diceva William Faulkner, “non si ama perché, si ama malgrado: non per le virtù, ma malgrado i difetti”. E nel 1931 scrisse pure un romanzo dal titolo, guarda caso, Sanctuary!

Come accennato prima, la storia di Sanctuary è molto densa di avvenimenti. Si potrebbe dire che ognuno dei 12 volumi che la compongono abbia una vicenda diversa e sempre varia, corredata da personaggi ben caratterizzati e che si imparano a conoscere e ad apprezzare nel corso dell’opera. In questo senso, oltre a Hōjō e Asami spicca senz’altro il personaggio di Tokai, che rappresenta il lato brutale della yakuza sia nei modi che nelle azioni, ma anche quello più genuino se si vuole. Gli si vorrà bene fin dall’inizio.

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Non rivelo chi ha in braccio Tokai per non commettere spoiler

 

Non è facile trovare dei difetti a Sanctuary. Se proprio gli si vuole fare le pulci, si potrebbe dire che la yakuza forse è troppo idealizzata rispetto al torbido mondo della politica, o che non ci sono molti personaggi femminili di rilievo. Il mondo della politica e della mafia sono mondi di uomini. Non sono d’accordo però con le critiche che le poche donne che ci sono siano comunque sottoposte agli uomini. Sono donne forti e che hanno seguito la propria carriera, ma che dimostrano la loro umanità quando entrano in contatto con i due protagonisti. La severa dottoressa americana Bissett (ovviamente fica), consigliere del presidente, non è quindi una figura che soccombe alla politica di Asami, ma una donna intelligente che non oppone pregiudizi al riconoscimento del valore di un uomo e della profondità dei suoi argomenti. E in fondo, anche quando parlerà al suo presidente di Asami, lo farà sempre nell’interesse americano. In modo simile, i paesi stranieri che intervengono nelle vicende non soccombono sempre alla superiorità culturale del Giappone. Per quanto non caratterizzati ampiamente (lo spazio non lo consente) USA, Cina e Hong Kong fanno la loro comparsa nel manga, rappresentati comunque da scaltri personaggi che fanno il loro gioco. La Russia forse è il paese che passa peggio da questa rassegna, ma ricordiamocelo: è un manga sul Giappone.

Per concludere, Sanctuary rimane uno dei migliori esponenti del genere dei manga adulti. Non mancano scene di violenza e di sesso, che sono comunque funzionali alla trama, e servono anche a stemperare con un po’ di sano voyeurismo la tensione in un manga molto, molto denso. Con un tratto memorabile e una storia degna dei migliori film di mafia (Padrino mi stai ascoltando?), Sanctuary è un’opera molto complessa che non cede mai il fianco, non si adagia mai su se stessa, e si offre a molteplici (ri)letture. Con quest’opera, e insieme al precedente Ken il guerriero, Fumimura (o Buronson, che dir si voglia) si conferma come il migliore sceneggiatore di manga per pubblico maschile dell’epoca contemporanea. Per me condivide questo scettro con Tsugumi Ohba di Death Note e Bakuman. Insieme al magistrale Ikegami è riuscito a creare un’opera bella e soprattutto viva, piena di cuore. Un cuore attento che osserva, e che restituisce un’ode di amore al proprio paese. Il tributo più bello che uno scrittore possa fare.

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Pubblicato il 01/02/2016, in Fumetti con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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