Parrucconate: Star Wars VII e i nati imparati

 

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Star Wars: Il risveglio della Forza. Che mito: ora so pure il coreano!

Qualche giorno fa ho rivisto Il risveglio della forza per la seconda volta. Forse velatamente speravo che la seconda visione avrebbe dissolto i dubbi o le insoddisfazioni maturati dopo la prima visione, peraltro in un cinema dove l’audio era pessimo (Addio tema di Rey). Invece questo non è successo. La seconda visione mi ha intrattenuto e divertito, però non ha sconfessato il parere del film che mi ero fatto all’inizio. Tutt’al più ne ha fatto risaltare di più i pregi e ne ha acuito i difetti.

Comunque, non sono qui per fare una recensione. Credo che ormai ne siano state fatte a bizzeffe. Sicuramente una mia recensione finirebbe per toccare argomenti già detti da altri. Per questo voglio scrivere di un elemento del film che mi ha colpito più di altri, e sinceramente anche infastidito: la predestinazione spudorata della protagonista. E visto che in qualche remoto angolo del pianeta ci sono ancora un paio (una?) di individui (sassoni!) che non hanno visto il film, mi tocca mettere un bel cartello [PERICOLO SPOILER]

Eccoci, ora che me lo sono tolto dalle balle, posso iniziare.

I don’t like sand. It’s coarse, rough, and irritating. And it gets everywhere

Rey Ayanami. La nostra protagonista della nuova trilogia. Per rebootare la saga (no, scusate, sono sequel completamente slegati) ci voleva un personaggio in odore di Luke. E va bene. E ho trovato pure interessante la svolta che a questo giro il discepolo della forza sia una donna. Interessante pensare come potranno essere i suoi futuri scontri con Kylo Ren (a proposito, l’oscuro figuro ha scoperto il suo lato umano qui), ma soprattutto, non vedo l’ora di vedere come sarà il suo addestramento per diventare un(a?) Jedi. Aspetta un attimo. Che dico? Addestramento? Lei non ne ha certo bisogno! Rey è nata imparata!

E’ proprio questo il punto. Fin dall’inizio, Rey scopre poteri e abilità acquisiti senza (quasi) sforzo alcuno. Nonostante viva isolata su quel pianetaccio sassaia di Tatooine Jakku, e non abbia mai avuto a che fare con nient’altro se non rottami e panini benedetti liofilizzati della festa di Sant’Antonio, Rey sa già pilotare il Millennium Falcon (lasciato lì con la porta aperta) su cui non era mai salita prima. E non solo sa farlo partire, ma sa anche fargli fare mille evoluzioni per scappare ai soldati imperiali del Primo Ordine, e addirittura ripararlo meglio di Han Solo! E non finisce qui. Nella ragazza infatti possente scorre la Forza, ma lei non pare avere bisogno di allenamenti particolari per arrivare a usarla. Basta solo un po’ di tempo. E che ci vuole: basta un po’ di tempo perché impari a manipolare la mente di una guardia tonta (velato cameo di Daniel Craig), e a maneggiare una spada laser come e meglio di un consumato padawan. A onor del vero, anche Finn non se la cava malaccio per un po’, ma poi viene accantonato quando Rey, non si sa come, ciula la spada in volo destinata a Kylo Ren. Povero coglione. Anni e anni di addestramento, genitori uccisi, solo per poi farsi mettere alle strette dalla prima pischella imparata che passa… Com’è caduto in basso il lato oscuro. Speriamo faccia più bella figura quando il suo addestramento sarà completo.

Rey e Kylo disegnati da Hajime Isayama di Attack on Titan. Dice…

Insomma, la predestinazione. A dire il vero è un tratto comune in Star Wars. La Forza sceglie di scorrere possente in certi individui (di come funzionano i midi-chlorian ne parliamo un’altra volta). Queste caratteristiche sono ereditarie. Questa predisposizione è infatti presente in Anakin e poi in Luke e in progenie varia ed eventuale. Però sia Anakin che Luke si sono dovuti sbattere per coltivare i loro poteri. La stoffa c’era, ma se la sono dovuta anche sudare. Anakin aveva sì riflessi degni di un(o/a/i/e) Jedi fin da bambino, ma non è che sapesse impugnare una spada laser fin da quando gattonava. Allo stesso modo, Luke è un abile pilota già all’inizio di Episodio IV, ma non sa ancora niente della Forza, né di essere particolarmente dotato in quel campo. Che diamine: deve pure anche allenarsi con il remoto nel Millennium Falcon, figuriamoci se potrebbe anche pensare di scalfire Darth Vader! Se pensiamo poi al trucco mentale…. Invece Rey fa questo e ben altro, e senza maestro! La conclusione quindi qual è, che Rey è più forte nella Forza di Anakin e Luke Skywalker (e forse anche di Leia)? Non ci credo. Non ci voglio credere.

Poi mi guardo intorno, e mi accorgo che la questione non è limitata solo a Star Wars. E’ un fenomeno culturale contemporaneo, e io mi trovo a essere di un gusto anacronistico (ma va?), e mi sento una bella parrucca ben salda in testa. Eh sì, perché se guardiamo a varie opere di cultura popolare degli ultimi anni, ci accorgiamo che i nati imparati (a livelli diversi di imparataggine) ormai non solo sono fra noi, ma sono anche la maggioranza. Le storie dove i protagonisti non hanno bisogno di allenamenti perché sanno già fare tutto, e/o sono buttati nel bel mezzo dell’azione perché predestinati in qualche modo a salvare quello o quell’altro mondo senza penare più di tanto, sono ormai diventate il canone da seguire. Questa tendenza imperante si vede in film di fantascienza come Jupiter Ascending e Tomorrowland, entrambi del 2015, ma anche in manga come Il principe del tennis (1999-2008) e Baby Steps (2007-): nel primo caso il protagonista Ryōma è già imparato e fortissimo dalla prima pagina (si sarà allenato prima, ma questo alla storia non interessa), e nel secondo Eiichirō si butta nel club di tennis così perché gli girava, riuscendo a cavarsela sempre usando tutto fuorché la pratica. E se si comincia a trascurare il duro lavoro anche in Giappone… Houston, abbiamo un problema.

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Certo che quanto hai patito tu, Ken, nessuno mai

Io voglio un eroe che sia forte, ma che abbia pure sofferto per arrivare dove è. Sofferto dal punto di vista emotivo o fisico, ma ancora meglio se da tutti e due. Rivoglio i test e le perdite di Luke, rivoglio le prove e gli allenamenti di Son Goku e di Kenshiro, che è fortissimo dall’inizio ma sappiamo tutti quanto abbia patito e sofferto, e quanta gente abbia dovuto ammazzare, ma poi gli dispiaceva tanto. Dove sono finiti i vecchi allenamenti? Ora una ragazzina nasce imparata e sa già pilotare il Falcon e gabbare gli Stormtrooper? Vi sembra normale? A me no. Ma non faccio testo, perché ormai mi pare che i ragazzini di oggi siano abituati a queste dinamiche. Come diceva giustamente una mia amica, ne Il risveglio della Forza avranno fatto così per poter vendere spade laser diverse a tutti fin dall’inizio. Se ci si pensa, in Episodio IV si vedeva solo un mezzo duello con le sciabole di luce. Nel VII invece le maneggia anche il gatto. Addirittura lo Stormtrooper (preferisco morire prima di usare la parola “assaltatore”) di turno si era premunito di quella mazza elettrificata anti spade-laser perché oh, non si vede un Jedi da trent’anni, ma hai visto mai. Ora è così, c’è poco da fare. Ci saranno più addestramenti forse nell’ottavo capitolo, ma il messaggio del settimo per ora è quello di Rey nata imparata. Ma come si fa? Come si fa? Ecco, appunto, come si fa a saper pilotare il Falcon senza mai essere aver guidato un’astronave, e a battere Kylo Ren senza aver mai preso in mano una spada laser? Voglio saperlo fare anche io. Forse, se mi ci impegno, nella prossima vita nasco imparato pure io.

Il parruccone impertinente

countdemonet_thumb

 

 

 

 

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Pubblicato il 11/02/2016, in Film con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 8 commenti.

  1. Non è nata imparata, è donna. In quanto tale, vuol far pesare agli uomini questa loro fissazione nell’allenarsi. Insomma, non è abilitá, e il gusto do vanificare gli sforzi maschili

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    • Non so se ridere o piangere

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      • A parte le facili battute, secondo me nell’immaginario americano, la donna come potente guerriera abile negli scontri fisici è ancora un “novum” che deve essere propriamente e correttamente inquadrato a livello cinematografico. Desta anzi talmente stupore, da generare autentici semidei quali la protagonista dell’ultimo episodio di Star Wars. Insomma, ci sono ancora problemi di calibrazione, forse perché, cristologicamente parlando, la donna superpotente è ancora associata alla Madonna, entità ultraterrena che non è combattente, ma madre.
        L’unico ad essere riuscito a squarciare questo velo di incredulità e è Tarantino in Kill Bill, a mio avviso.

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  2. Senz’altro un punto di vista interessante. Ora, il mio post voleva parlare di un fenomeno culturale che non percepivo come esclusivamente femminile (vedi i manga con protagonisti maschili), però è vero che gli esempi di film che ho citato hanno tutti delle donne al centro. Sono d’accordo con te che la donna guerriera (soprattutto protagonista) sia ancora un tema piuttosto nuovo a Hollywwod, ma mi chiedo se sia anche un tema indissolubile dalla predestinazione e dalla mancanza di allenamento. La domanda è: ci può essere una donna super potente, ma che ha sputato sangue e lacrime affinando le proprie capacità? La risposta è affermativa, se si guarda a “Kill Bill”. In “The Hunger Games” com’è? Io non ho visto i film.

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  3. In Hunger games si riconferma il trend: quando è inesperta, viene protetta da improbabili personaggi che si sacrificano per lei, fino a che, ad un certo punto, non dice “ma io sono la Ghiandaia imitatrice”, e comincia a spaccare i culi a tutti. E considera che fino al giorno prima era una morta di fame

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  4. Posso condividere l’idea che in gran parte della società americana, imperniata su chiesa e famiglia, una donna autonoma e “guerriera” sia ancora da sdoganare ma nell’ambito cinematografico la cosa non mi pare reggere… Un esempio? Ripley di “Alien”. Correva l’anno 1979 e, a memoria, si trattò davvero del primo personaggio femminile degno di questo nome ed icona ispiratrice per tutto ciò che seguì.
    Al contrario condivido pienamente il tema di fondo del tuo articolo, nessuno vuol più sbattersi per poter fare qualche cosa. Tutto deve essere pronto e facilmente accessibile. Ciò è ormai così incardinato nel sentire odierno che un protagonista che avrebbe necessità di allenarsi o di imparare passerebbe come uno “sfigato”, figura che appunto fa Kylo Ren…

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    • Si potrebbe dire appunto che Ripley sia stata un modello, un unicum all’epoca che non ci si aspettava, mentre adesso si sta cercando di canonizzare la cosa e perciò ci sono delle diffrerenze con le donne protagoniste di ora. Comunque, non era la figura della donna il tema del mio articolo. Mi rendo conto che per gli adolescenti di ora, cresciuti con questi film anti-allenamento, la cosa è normalissima, mentre a me che sono cresciuto con altri miti vedere questi nati imparati fa veramente impressione. Non riesco a mandarlo giù.

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