Piccoli grandi piaceri

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Della serie coincidenze inaspettate che ti danno il via per sproloquiare di letteratura. Quella italiana, in particolare, con cui ho sempre avuto un rapporto di amore/odio. Solo dopo il liceo, leggendola per piacere, ho imparato ad apprezzare vari autori moderni, di cui però in Inghilterra mi capita poco di parlare perché pochi li conoscono. Perché in Italia, invece, tutti letterati. Eh.

Andiamo a principiar: prima della lezione della scorsa settimana, avevo scorto una ragazza che leggeva un libro di Italo Calvino. Non mi pareva fosse italiana, ma non ho approfondito. Questa mattina invece, mentre aspettavamo la professoressa, ho visto che stava di nuovo leggendo Se una notte d’inverno un viaggiatore, in inglese. Allora, preso un po’ di coraggio, ho fatto la dichiarazione: “stai leggendo un bel libro”. Lei ha ovviamente confermato, e abbiamo cominciato a fare due chiacchiere su Calvino. Ha detto che le piace molto, e che come prossimo libro vorrebbe leggere Il cavaliere inesistente. O era Le città invisibili? Non si ricordava bene il titolo. Comunque, le ho consigliato di leggere prima Il barone rampante (The Baron in the Trees, compagno di The Boy with the Head in the Clouds and One Foot in the Ditch, mia autobiografia di prossima pubblicazione).

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Vedendo che il ghiaccio letterario era ormai rotto, mi sono buttato a esporre la mia teoria che Calvino è uno dei migliori autori italiani del ‘900. Ma soprattutto che, nonostante sia famoso come nome, non viene celebrato in patria come altri coevi, né studiato abbastanza. Questo avviene, secondo me, perché non è uno scrittore sufficientemente politicizzato. Politicizzato, non politico. Calvino era sì di sinistra, ma non apertamente celebrativo né univoco da diventare strumentalizzabile nelle antologie o nei circoli politico-letterari del tempo. Ma anche di ora, se è per questo. Faccio solo l’esempio che al mio liceo, quando studiavamo la resistenza, ci fecero leggere Uomini e no di Elio Vittorini, Fontamara di Ignazio Silone e Una questione privata di Beppe Fenoglio (ripeto: Beppe Fenoglio) come letture obbligatorie, mentre Il sentiero dei nidi di ragno come facoltativo, quando secondo me quelli sopra se li mangia tutti a colazione. Forse perché Il sentiero rimane comunque una storia personale, di un Calvino meno politicamente conscio? Ai poster l’ardua sentenza.

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Le edizioni Folio sono un mio guilty pleasure. Le adoro. E questa mi pare carinissima.

Con questa premessa, diventa più chiaro come il secondo Calvino (o quello che è), che si interessa al mondo fiabesco, quello degli antenati, o a quello più spiccatamente fantascientifico delle Cosmicomiche e Ti con zero sia stato trascurato ancora di più. Perché da noi, in Italia, il fantastico (il fantascientifico poi), non piace ai parrucconi. Non al parruccone impertinente, badate bene. Quello sì che se ne intende. Da noi se uno scrittore si butta su questi temi fantastici viene considerato astruso dai circoli letterari: si pensa che sia venuto meno ai suoi impegni di pesante osservatore del mondo. Che sia troppo slegato dal reale. E poco importa che un libro in apparenza fantasioso come Il barone rampante sia in realtà più attento alla realtà attuale, sia più intriso di filosofia e idealismo politico, di tanti altri libri coevi smaccatamente politici, ma più celebrati. Che ce ne facciamo del fantastico quando abbiamo grandi interpreti e nitori della periferia e del degrado sociale, quello vero? (Vanno bene anche quelli, ma un po’ di senso della misura). In fondo, non siamo certo noi un paese che ha tra i suoi classici più celebrati l’Eneide (ma sì), La divina commedia o l’Orlando furioso. Tutte opere che di fantastico o soprannaturale non hanno assolutamente niente. Già l’Inghilterra apprezza molto di più il fantastico letterario. Philip Pullman, quello de La bussola d’oro, mi disse che le Fiabe italiane di Calvino era un’ottima opera. Ma in Italia chi l’ha mai letto?

Ovviamente, tutte queste tirate alla ragazza non le ho dette. Altrimenti mi avrebbe tirato il libro in faccia e sarebbe scappata a gambe levate. Tuttavia, qualche sassolino dalla scarpa me lo sono tolto anche con lei. E mi ha pure dato ragione. Questa è stata una piccola soddisfazione stamattina: poter parlare liberamente per cinque minuti della bella letteratura del mio paese. Mi ha rimesso in pace con tutti quei giorni di letture e incazzature senza poterne parlare con (quasi) nessuno. Spero di non aver annoiato nessuno con questi due pensieri messi in croce. E se pure l’avessi fatto, credete che non l’ho fatto apposta.

PS. Siccome sull’internet non si sa mai, non sto assolutamente dicendo che in Italia se ne fottono di Calvino. Sto solo dicendo che nella percezione comune non ha quella fama di grande scrittore visionario (ma con i piedi saldi nel reale) che meriterebbe. Pensiamoci un po’ di più. Lo dico per noi.

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Pubblicato il 16/02/2016, in Libri con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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