La Forza scorre a Oxford

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Sono le 6:40 di sera. Sono in bagno. Un ragazzo al lavandino accanto a me finisce di asciugarsi le mani ed esce. Sono da solo. Tiro fuori dallo zaino la giacca e la cravatta che mi ero portato dietro e mi sistemo davanti allo specchio. Ho quasi finito di aggiustare il nodo, quando lui entra. Mi sfreccia dietro e si chiude in bagno. Il mio cervello ci mette un attimo in più della coda dell’occhio per capire chi è appena passato. Lo so a pelle. Mark Hamill. Il solo e unico Luke Skywalker è nello stesso bagno insieme a me. E mi è passato a neanche un metro di distanza. Sto per collassare dall’emozione.

Mi faccio forza. Non voglio avere dubbi, e voglio almeno salutarlo. Quante altre volte nella vita mi potrà capitare di essere così vicino e uno dei miei eroi di sempre? Perché Mark Hamill è Luke Skywalker. Non lo si può immaginare con nessun’altra voce né nessun’altra faccia. Quindi aspetto, o piuttosto traccheggio. Cerco di inventarmi un modo di passare il tempo per far sì che esca dal bagno e lo possa rivedere. Mi tolgo e mi rimetto il giubbotto, mi disfo e riannodo la cravatta. Ma ancora nulla: lui non esce. Quanto ci sta? Alla fine esce, proprio quando dopo l’ennesima riaggiustata alle maniche della giacca sto per alzare bandiera bianca e andare a bussargli alla porta. Mi viene accanto, e si lava le mani. Mi faccio coraggio e lo saluto. Lui cordialmente contraccambia. Che altro gli dovevo dire? Che me ne importa. Mi basta averlo visto.

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Ebbene sì. Dopo essere stato ospite a Cambridge (puah) nel fine settimana precedente, lo scorso 2 marzo Mark Hamill è stato ospite dell’Oxford Union, club dagli ospiti illustri la cui salata iscrizione è aperta agli studenti e agli ex-alunni dell’università. Dopo le batoste di non essere riuscito a trovare posto alle serate con politici e pensatori umanitari del calibro di Morgan Freeman e Ian McKellen, avevo gettato la spugna alla Union per un paio di anni. Però Hamill non potevo farmelo sfuggire.

Non solo. A questo giro, ho avuto anche il culo la Forza di vincere un posto a sorteggio per una sessione D e R aggiuntiva, limitata a una trentina di fortunelli, un’ora prima dell’incontro ufficiale con altre 4/500 persone. Nell’attesa di questo incontro ero già tesissimo. Una corda di uno Stradivari sarebbe stata più allentata. Peggio che al primo appuntamento. E per giunta me lo sono trovato anche prima in bagno. Capirete il mio stato psicologico.

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Sì, ma lui com’è stato dal vivo? Semplicemente fortissimo e simpaticissimo. Hamill è un signor intrattenitore con ottimi tempi comici. Ha parlato molto: ogni sua risposta durava minimo dieci minuti, ma sapeva sempre quando smorzare il ritmo del discorso con un battuta (per esempio che il primo Star Wars lo fecero con un budget ridicolo di 9,5 milioni di dollari, quello che adesso spende un film Marvel solo per il cibo della troupe), o con un’imitazione (mitico il suo Homer Simpson). Sì, perché Hamill è anche bravissimo a imitare le voci degli attori. Non per niente era lo storico doppiatore del Joker nella serie animata di Batman di inizio anni ’90. I doppiatori nostrani dell’epoca fecero un lavoro egregio, ma il duo degli originali Conroy/Hamill per Batman e Joker resta insuperabile. E’ lo stesso dei videogiochi della serie Arkham, fra l’altro.

Di Star Wars, ovviamente, si è parlato abbondantemente. Per esempio, Hamill ha raccontato del suo provino davanti a Lucas, quando credeva di aver avuto la parte di Han Solo. Ha raccontato anche di quando Irvin Kershner, regista di Episodio V, durante le riprese gli aveva svelato in gran segreto (solo lui e Lucas lo sapevano) la rivelazione finale del film, per paura che la notizia trapelasse. In ogni caso, per premunirsi ulteriormente, al momento di girare la scena l’attore che interpretava Darth Vader disse che era stato Obi-Wan a uccidere il padre di Luke. Cambiarono la battuta finale al ridoppiaggio, ma la notizia venne fuori sui giornali lo stesso.

Riporto uno fra i tanti aneddoti divertenti: all’epoca delle riprese di Episodio IV la troupe britannica, non conoscendo bene il film, sbagliò a scrivere il nome di un certo personaggio, che divenne così “Obi-Wanky”, suscitando l’ilarità generale. Gli americani non ci capivano niente… Non la sto a spiegare perché sono un signore.

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Comunque, oltre a Star Wars Hamill ha parlato molto anche della carriera di doppiatore, di come sia arrivato a interpretare il Joker, ma soprattuto di come questa professione gli abbia dato molta soddisfazione. Secondo lui, si tratta di una dimensione diversa dal cinema, dove l’aspetto fisico determina, e anche limita, i ruoli che un attore può ricoprire. Nel doppiaggio, invece, uno può sbizzarrirsi in ruoli che come attore non avrebbe mai potuto pensare di provare. Luke Skywalker che fa il Joker. L’esempio dell’autocontrollo contro la follia allo stato puro. Il compassato eroe misericordioso contro il più grande comico incompreso del mondo. Chi ci crederebbe? Eppure funziona eccome.

Insomma, una serata molto divertente, con un ottimo personaggio pubblico. Perché Hamill si pone molto bene, interessante e interessato alle domande che gli hanno fatto (molte delle quali, onestamente, non erano un granché, tipo la classica delle classiche “Rey è figlia di Luke”? o “Poe Dameron e Finn sono gay?”). E sempre molto modesto. Davanti a un pubblico di studenti, ha detto di essere quello con il QI più basso della sala. Non so quanti altri personaggi così famosi lo avrebbero detto. E penso soprattutto a certa gente in Italia, che si pone in modo molto antipatico e altezzoso solo per aver fatto due filmucci messi in croce. Qui invece un attore molto simpatico, e anche bravo, che ha interpretato una delle figure iconiche del cinema di fantascienza di sempre – e non solo – si è divertito a parlare con un pubblico di fan, o di UPF (Ultimate Passionate Fans) come li chiama lui, composto da adulti, ma anche da tanti ragazzi.

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L’attore visibilmente impressionato dall’Uomo del Giappone che gli sta spudoratamente facendo una foto

 

E sono stato felicissimo di farne parte anche io. Sono stato tutto un giorno elettrizzato. Fin dalla mattina non ho pensato ad altro, tenendo sempre l’emozione ben salda in un angolino del cervello anche mentre ero a lezione. Mi è sembrato di essere tornato bambino a stravedere così tanto per un incontro di un paio di ore con l’attore che ha dato corpo al mio personaggio preferito della mia saga preferita. Un simile stato di eccitazione prolungata è raro ormai, ma sono stato felice di assaporarlo al massimo. Mi sono abbandonato al fanboy più puro dentro di me per un giorno intero. E ne è valsa la pena.

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Pubblicato il 10/03/2016, in Film con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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